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Terminologia curricula e formazione

Dipartimento SITLEC SITLeC

Gedit Edizioni

 

Donatella Pulitano
Cancelleria di Stato del cantone di Berna
Università di Ginevra
Il terminologo: cosa fa, cosa deve sapere, come si diventa

1 Terminologo e terminologia

Da alcuni anni, l'interesse per la terminologia è in constante aumento, come si può vedere dal numero sempre crescente di manifestazioni legate a questo tema. Ciò potrebbe indurre a credere che la terminologia sia una disciplina emergente, appena inventata. In effetti, alcune di queste manifestazioni sembrano suggerire la novità della cosa, mentre invece le attività terminologiche hanno radici addirittura nell'antichità.

L'importanza del trasferimento delle conoscenze e degli scambi commerciali ha fatto sì che la comunicazione specialistica acquisisse un'importanza capitale per il mondo odierno. Chi dice comunicazione specialistica, dice terminologia, ovvero 1) il vocabolario proprio a un settore; 2) l'attività che rileva, crea e dà forma al vocabolario di un settore (denominata anche terminografia); 3) la disciplina che definisce i fondamenti teorici della terminologia. Ne consegue che la terminologia

  • è di sostegno alla comunicazione in tutte le sue forme
  • serve a eliminare le ambiguità intralinguistiche e interlinguistiche
  • serve a ridurre il tempo necessario per trovare il termine giusto
  • e ha un ruolo chiave nella gestione e nella diffusione delle conoscenze!

Anche la figura professionale del terminologo è meno recente di quanto si possa credere; basti pensare che alla Commissione europea i primi terminologi si incontrano dal 1958 in poi e che già all'inizio degli anni '70 il governo canadese impiegava terminologi per raccogliere e diffondere la terminologia ufficiale in seno all'amministrazione federale.

Il terminologo è il fulcro di una serie di attività che mirano al miglioramento della comunicazione specialistica. Egli lavora al servizio della comunicazione: il suo lavoro consiste nell'elaborazione, descrizione, gestione e diffusione di lessici specialistici mono e multilingue in tutti i campi che hanno a che fare con dati, informazioni e conoscenze. Si tratta di una professione che sta a cavallo tra le discipline linguistiche (lessicografia, traduzione), l'informatica, le discipline scientifiche, le scienze cognitive, la normalizzazione.

Se all'inizio i terminologi erano "sommersi" - lavoravano cioè come tali, ma non si rendevano conto di farlo di farlo o lo facevano non a titolo ufficiale - oggi la figura professionale è riconosciuta in seno al settore linguistico, ed esistono oramai diversi curriculum universitari che preparano all'esercizio della professione. Ciononostante, per la grande maggioranza la professione resta un'incognita - sono in pochi a sapere cosa sia e cosa faccia esattamente un terminologo.

Questo intervento mira a dare una panoramica della professione di terminologo, ed in particolare a rispondere ai quesiti posti nel titolo. Esso si basa sul "Profilo professionale del terminologo" pubblicato dal Consiglio per la Terminologia germanofona (RaDT) e scaricabile sul sito del Consiglio (www.radt.org, vedi "Veröffentlichungen"), per permettere a futuri professionisti, a manager, a politici, a specialisti della comunicazione e ad altre persone interessate di conoscere questa professione e di rendersi conto delle esigenze in vista dell'impiego e della formazione dei futuri terminologi. La versione in italiano è stata elaborata da un gruppo di lavoro ad hoc[1] allo scopo di rendere accessibile il significato dell'originale in tedesco a chi non è padrone di questa lingua. Non è parso necessario realizzare una versione localizzata del testo poiché le attività di un terminologo sono le medesime nei contenuti.

2 Il profilo professionale del terminologo

Il profilo elaborato dal RaDT comporta quattro elementi in risposta alle seguenti domande che formano il titolo di questo intervento, ovvero: Cos'è un terminologo e qual è il suo ruolo? (Introduzione), Cosa fa (Compiti) e cosa deve sapere il terminologo? (Requisiti) e infine: Come si diventa terminologo? (Formazione).

2.1   Introduzione: Cos'è un terminologo e qual è il suo ruolo?

L'introduzione del Profilo presenta brevemente i contesti nei quali agiscono i terminologi. In particolar modo, mostra che il terminologo può lavorare in proprio o come dipendente, nell'industria privata così come negli enti pubblici.

Se è vero che in origine i terminologi erano impiegati essenzialmente in servizi linguistici di pubbliche amministrazioni e aziende multilingue, non si può ridurre la terminologia a mero strumento di sostegno alla traduzione.

La terminologia ha un ruolo importante per la comunicazione e ne fa parte, ed è per questo che i settori in cui si incontrano frequentemente i terminologi sono legati alla comunicazione: oltre ai servizi linguistici, i terminologi lavorano nell'ambito della redazione tecnica, dell'editoria, dell'informazione e documentazione, della Ricerca & Sviluppo, della normalizzazione, della pianificazione linguistica e tutela della lingua, nel settore giuridico e dei brevetti, nella gestione delle conoscenze e nella consulenza e formazione.

2.2  Compiti: Cosa fa il terminologo?

Il terminologo in primo luogo "fa" terminografia, ovvero l'elaborazione di raccolte terminologiche mono o multilingue secondo una metodologia ben definita - quindi si parla anche di terminografo (come si parla del lessicografo).

In questo contesto, il terminologo si occupa dello spoglio della documentazione, dell'organizzazione dei concetti, dell'elaborazione di definizioni e della redazione delle schede terminologiche che compongono una raccolta terminologica.

Spesso, il terminologo svolge attività di pianificazione terminologica, creando e elaborando nuovi termini, nomi di prodotti o designazioni di funzioni, normalizzando la terminologia e verificando il corretto ed effettivo utilizzo di terminologie.

Il terminologo contribuisce inoltre alla diffusione di raccolte terminologiche tramite la pianificazione e l'ideazione di banche dati terminologiche, la valutazione e lo sviluppo di software terminologici e la gestione di banche dati terminologiche. Attualmente, le attività terminologiche sono molto legate all'aspetto informatico, anche se è bene ricordare che chi conosce la metodologia, può elaborare schede senza supporto informatico, mentre chi non la conosce, non riuscirà a produrre buone schede, anche se ha a disposizione un ottimo software.

Infine, il terminologo svolge attività di consulenza e formazione. Si tratta di attività di consulenza sia a utenti diretti di banche dati terminologiche che per la costituzione di servizi di terminologia, di formazione e assistenza di stagisti e di realizzazione di corsi di terminologia. Il terminologo ha un ruolo didattico, pedagogico - grazie anche alle banche dati terminologiche che sono dei veri e propri sistemi di gestione delle conoscenze.

2.3  Requisiti: Cosa deve sapere il terminologo?

Come ogni professione, anche la professione del terminologo esige un certo numero di requisiti e di competenze.

Il terminologo deve essere curioso per natura e interessarsi anche ai minimi dettagli. Tra i requisiti generali, troviamo - tra gli altri - la vasta cultura generale, la capacità di lavorare in modo sistematico, le competenze di direzione progetti, la capacità di astrazione, la creatività, il "fiuto da detective", le abilità di negoziazione, le competenze comunicative e sociali e la capacità di risolvere i problemi.

È chiaramente essenziale avere delle ottime conoscenze della teoria e della metodologia della terminologia. Inoltre occorre conoscere l'informatica, perché come già detto, oggi si lavora quasi esclusivamente con i computer. Fanno dunque parte dei requisiti specifici le buone conoscenze dei principî della terminologia, la padronanza dei metodi di lavoro terminologici, la padronanza degli strumenti elettronici per la gestione terminologica, le conoscenze di base di informatica e di gestione documentale.

In una disciplina linguistica, è logicamente indispensabile avere delle competenze linguistiche nella propria lingua, coadiuvate da una buona sensibilità linguistica e spiccate doti di creatività linguistica in quanto ogni tanto capita di dover "inventare" una denominazione. Nel caso di un'attività terminologica multilingue, è inoltre necessario avere buone competenze in almeno una o più lingue straniere.

Se il terminologo si occupa di formazione, deve avere, naturalmente, delle competenze in questo campo, ovvero abilità per la ricerca e l'insegnamento, competenze di base di teoria della conoscenza, attitudine alla ricerca e competenze didattiche relative alla terminologia.

2.4  Formazione: Come si diventa terminologo?

La formazione terminologica in Europa è presente fin dagli anni '80, con diplomi in diverse istituzioni, quali l'ETI di Ginevra (certificato di specializzazione in terminologia, diventato in seguito diploma di studi superiori specializzati in terminologia ed ormai Master in traduzione con indirizzo "Traduzione-Terminologia") o allo UMIST di Manchester (Master in Machine Translation).

Attualmente esistono quattro iter formativi per diventare terminologi: la formazione universitaria, la formazione permanente o continua, la formazione ad hoc e gli stages. Il Consiglio per la Terminologia germanofona ha preparato un inventario di tutti i tipi di formazione in terminologia esistenti in Germania, Austria e Svizzera,[2] che illustra le caratteristiche di ciascun corso: contenuto, durata, esami ecc.

La formazione universitaria in terminologia fa parte della formazione di traduttori, interpreti o redattori tecnici. È presente più raramente in altre facoltà di scienze umanistiche o sociali. In generale, l'insegnamento verte sui principî e metodi della terminologia, ed è corredato da nozioni di scienze cognitive, di linguistica, di scienze delle comunicazioni, di documentazione e di informatica, a cui si aggiungono lavori pratici.

In Italia, le prime esperienze di insegnamento della terminologia a livello di scuola di traduzione sono state fatte alla Civica di Milano tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 e poi alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Torino.

Sono numerosi gli istituti che offrono corsi di formazione permanente o continua più o meno completi, che talvolta danno diritto a un certificato di specializzazione.

Nel caso della formazione permanente vi sono due possibilità. La prima è la formazione di tipo "summer school", ovvero una settimana di studio durante la quale si trattano diversi temi (come ad esempio a Vienna, a Rennes o a Barcellona) e la seconda è di tipo modulare, dove i moduli possono essere interdipendenti - ovvero bisogna seguirli uno dopo l'altro - o indipendenti, relativi a un tema ben specifico. All'Università di Ginevra ad esempio vengono regolarmente offerti quattro moduli distinti (teoria, metodologia, risorse, strumenti).

La formazione ad hoc ha una durata limitata e un contenuto in funzione dei bisogni specifici degli studenti. I committenti in questo caso sono le aziende o gli enti con attività terminologiche, che devono formare i loro collaboratori, o le associazioni professionali (in particolar modo di traduttori). Questo tipo di formazione è frequente in Svizzera e in Germania. In Italia le prime esperienze si ebbero tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90: Siemens a Milano, AITI Lombardia, AITI Lazio o anche il corso Ass.I.Term a Frascati (1993).

Lo stage è obbligatorio in alcune formazioni terminologiche, in altre è raccomandato. A Ginevra, lo stage è obbligatorio per ottenere il diploma di studi superiori specializzati in terminologia. A Zurigo è facoltativo, ma vivamente consigliato. Lo stage può supplire alla formazione: alcuni servizi di terminologia offrono la possibilità di "training on the job", offrono dunque una formazione in situ.

Gli stages hanno un'influenza positiva per gli enti e le aziende che accolgono gli stagisti; infatti, quest'ultimi hanno un effetto moltiplicatore per gli altri collaboratori, in quanto le aziende si avvalgono degli stagisti per formare ad hoc il loro personale.

In Italia, l'esempio-scuola in questo senso è la Snamprogetti! Infatti è dal 1991 che l'ETI invia i suoi stagisti a Milano, e lo scambio è molto proficuo.

3 In conclusione...

Non ci si improvvisa terminologo: quella del terminologo è una professione ben definita, con compiti e conoscenze specifici. Anche se in passato i terminologi hanno percorso strade diverse per arrivare alla professione, oggi la terminologia è una disciplina che viene insegnata a livello universitario, con programmi di studio completi.

La promozione e la pubblicità per questa professione dipendono da esempi concreti di professionisti seri. È quindi essenziale sviluppare la formazione in terminologia, promuovere le attività terminologiche, soprattutto la terminografia, e realizzare le attività terminologiche tramite terminologi formati.


 

DOI
10.1473/media41

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[1] Oltre all'autrice, Annamaria Tagliabue (Snamprogetti, Milano) - che ringraziamo per i preziosi suggerimenti in occasione della revisione di questo testo -, Marta Magni (CLS Communication, Chiasso), Stefania Coluccia (Accademia Europea, Bolzano) e Franco Fomasi (Cancelleria federale, Berna).

[2] L'inventario (in tedesco) è disponibile sul sito: http://www.iim.fh-koeln.de/dtp/ausbildung.html

 

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