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Mattia Baglieri
Verso quale casa? A colloquio con Maria Chiara Patuelli e Silvia Storelli.
Una serata di discussione su cittadinanza, migrazioni e identità

Casa per la Pace La Filanda, Casalecchio di Reno (Bologna) 16 aprile 2007

Lunedì 16 aprile presso la “Casa per la Pace La Filanda” di Casalecchio di Reno (Bologna) Maria Chiara Patuelli e Silvia Storelli hanno preso parte ad una serata dibattito sui temi legati all’immigrazione, alla cittadinanza, all’identità.

Maria Chiara Patuelli è laureata in Storia Contemporanea all’Università degli studi di Bologna. Si occupa di intercultura, educazione alla pace e tematiche di genere. Collabora con l’Osservatorio della Provincia di Bologna sulle Immigrazioni e la Scuola di Pace di Monte Sole. Tra le sue pubblicazioni assume un ruolo di primo piano il volume Verso quale casa. Storie di ragazze migranti (Giraldi Editore, Bologna, 2005).

Silvia Storelli è laureata al DAMS di Bologna. Dal 1997 lavora professionalmente come videomaker in ambito sociale e teatrale, realizzando numerosi documentari e video-installazioni; collabora, fra gli altri, con Paolo Billi, Leo de Berardinis, Loredana Putignani, Festival di Santarcangelo e Caritas di Bologna.

Maria Chiara Patuelli e Silvia Storelli hanno pubblicato insieme Il diario di Romeo e Giulietta. Fare teatro in un carcere minorile, con la prefazione di Gianni Sofri (Edizioni Pendragon, Bologna, 2005), volume che raccoglie la loro esperienza teatrale con i ragazzi del Carcere minorile Pietro Siciliani del Pratello (Bologna).

Inoltre le relatrici sono tra le fondatrici dell’Associazione Crossing – Generazioni creative, nata proprio quest’anno, nel 2007. Crossing, dicono le relatrici, “nasce dall’incontro di donne dalle diverse età e dalle diverse provenienze geografiche: Cina, Albania, Marocco e Italia. Si occupa della realizzazione di materiali video, letterari e multimediali, laboratori di video ed atelier di scrittura, con un unico fil rouge: il tema della mediazione culturale e dell’intercultura”. (Per informazioni ulteriori rimando a www.associazionecrossing.blogspot.com).

Storelli ricorda la sua esperienza al carcere minorile del Pratello, sottolinea la difficoltà che ha trovato un gruppo di giovani videomaker italiane ad integrarsi in un contesto difficile come quello maschile e multietnico del carcere. Eppure non nasconde l’emozione nel rammentare l’esito felice di quel lavoro, il coinvolgimento dei ragazzi nello spettacolo teatrale di Romeo e Giulietta di Shakespeare, nell’adattamento di Paolo Billi, “un regista professionista che ha trattato i ragazzi del carcere da veri attori”, dice Storelli.

Le relatrici presentano il video Moda e Identità, scritto e realizzato a Bologna dalle giovani cinesi Jing Jing Huang e Jinchuan He, con la loro collaborazione.

Maria Chiara Patuelli racconta il significato del titolo del suo libro “Verso quale casa”, che raccoglie le esperienze di vita di numerose ragazze immigrate di seconda generazione in Italia (“figlie di immigrati in Italia, nate nel nostro paese o pervenutevi in età preadolescenziale”, evidenzia Patuelli). Patuelli sottolinea di aver voluto raccontare come si riesca a vivere partecipi di molteplici appartenenze, raccogliendo le “diverse aggettivazioni che le ragazze utilizzano per descrivere se stesse”, mantenendo sempre presente la tematica di genere, “il fondamento dell’essere donne”. Patuelli ha trovato in tutte le ragazze intervistate un’“identità prismatica, fatta di diverse facce, come d’altronde quella che caratterizza ognuno di noi”. Dal libro si evince come le ragazze non desiderino mai sottolineare la loro diversità di straniere, come sovente viene loro imposto dagli stereotipi del gruppo dominante dello stato in cui vivono.

Le relatrici sottolineano le difficoltà che le giovani immigrate incontrano ogni giorno con le proprie famiglie, nel rapporto con la propria religione e le tradizioni del proprio paese e della propria cultura d’origine. Storelli e Patuelli riconoscono che tutti i casi sono molto diversi tra loro e che mai bisogna prescindere dal livello personale di ciascuno. Ciononostante alcuni problemi paiono comuni: i genitori rigidi, oppressivi e diffidenti nei confronti di un contesto culturale che ancora li emargina e che non conoscono appieno; l’integrazione difficile; una lingua nuova tutta da apprendere e che spesso non si parla in famiglia; la donna considerata ancora “ricettacolo dell’onore”, se usiamo le parole di Ugo Fabietti; “la voglia di tutte queste giovani di sentirsi a casa” (Patuelli). A tutti questi si uniscono inoltre i problemi tipici di ogni adolescente: l’essere alla ricerca di qualcosa; il reclamo di maggiore autonomia; la ricerca di un livello di rottura possibile di legami troppo stretti; la necessità di valorizzare il proprio sguardo singolo sul mondo che sembra palesemente non ascoltare le istanze dei più giovani.

Patuelli parla del caso di Meriem Finti, ventitreenne di origine marocchina, portavoce per Bologna dell’Associazione Giovani Islamici in Italia, la quale è usa dire: “Voglio che mi si consideri italiana con il velo. Tra l’essere musulmani ed essere italiani non devono apparire contraddizioni”. Meriem si rende conto quotidianamente di cosa possa significare portare il velo ma parlare con accento bolognese.

Patuelli e Storelli si concentrano, allora, su una questione che sta apparendo sempre più rilevante nel contesto attuale: quella di una mediazione culturale efficace. A loro parere quest’ultima non deve essere connotata da un “pregiudizio di carattere etnico” da parte del paese che l’agisce. Bisogna partire, dicono, dai problemi degli uomini, che sono fondamentalmente gli stessi. La mediazione culturale non deve apparire come un’integrazione diretta dall’alto, in maniera impersonale, ma deve domandare quali sono le questioni più rilevanti da affrontare a coloro che sono direttamente interessati.

Le relatrici parlano anche dell’importanza che mantiene l’idea di cittadinanza statuale, pur in un contesto globale come quello del sistema internazionale attuale. “È più facile ottenere la cittadinanza per un argentino che ha un lontano parente italiano piuttosto che per coloro che ci vivono dalla nascita ma non hanno sangue italiano”. D’altro canto senza cittadinanza non è possibile partecipare a concorsi pubblici o intraprendere una carriera lavorativa nel pubblico settore. Per gli studenti senza cittadinanza italiana, per esempio, non è neppure possibile prendere parte alle borse di studio universitarie, come Erasmus o Leonardo. Patuelli e Storelli, tuttavia, ripongono speranza nell’annunciata riforma per l’ottenimento della cittadinanza italiana, il Disegno di Legge annunciato dal governo Prodi il 4 agosto 2006 ed ora al vaglio delle camere. Il DdL porta dagli attuali dieci a cinque anni i tempi di residenza nel nostro paese per potere presentare la richiesta alla cittadinanza italiana. Potrà acquisire il diritto di cittadinanza “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui uno almeno sia residente in Italia da cinque anni senza interruzioni […] e in possesso del requisito residuale previsto per il soggiorno: in tutti i casi, meno per i bambini, ci deve essere la verifica della reale integrazione linguistica e sociale dello straniero nel territorio dello stato” (Dichiarazione del Ministro dell’Interno Giuliano Amato).

La nuova disciplina, che andrà a modificare la legge n. 91 del 1992, richiede, infatti, il requisito della reale integrazione dello straniero sul territorio, il quale dovrà dimostrare di avere conoscenza della nostra lingua. L'importanza della cittadinanza e dei diritti e doveri ad essa correlati sarà sottolineata dalla previsione di una cerimonia di conferimento del nuovo status nel quale sarà particolarmente significativo il momento del "giuramento".

È prevedibile che il numero di richieste di cittadinanza subisca un incremento; le domande non saranno più di 18 mila ogni anno secondo il Ministro Amato, il quale ha precisato che "chi ottiene la cittadinanza grazie allo ius soli, il fatto cioè di essere nato in Italia, potrà rinunciarvi, se vuole, una volta compiuti i 18 anni perché la cittadinanza è un diritto, non è un obbligo". (Rimando per una più estesa trattazione alla pagina web del Ministero dell’Interno).

Storelli sottolinea come molti giovani stranieri residenti in Italia non sanno alcunché di ciò che li aspetta finiti gli studi e non conoscono le norme formali e tecniche della legge (“Moduli indecifrabili anche per un italiano di cultura media”, afferma Storelli). Le relatrici si stanno impegnando per lanciare una campagna informativa nelle scuole secondarie per informare sulle procedure da espletarsi: “ogni ragazzo straniero deve sapere che cosa lo aspetta dopo la scuola, che è aperta a tutti”.

Per concludere la serata ed il dibattito, Patuelli e Storelli riportano la “metafora del fiume” di Jing Jing Huang: appena arrivata in Italia, Jing Jing si sentiva in un fiume in piena sconosciuto, per restare a galla si aggrappava ai “fili di paglia” dell’essere cinese, un’identità culturale che era rifugio per i suoi genitori (“per loro l’identità cinese era un tronco”). Dopo un viaggio di ritorno in Cina, Jing Jing era ormai cambiata, così come il suo paese che muta vorticosamente. Fu un momento di crisi d’identità personale, le domande sul cosa sono e sul chi sono. Fu allora che Jing Jing si accorse che l’unico modo per restare a galla non è dimenarsi od aggrapparsi a qualcosa, ma rilassarsi e farsi cullare dalle acque.


(DOI 10.1473/media74)

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